Islanda: Non è un paese per birre. Però…
mercoledì, agosto 12th, 2009Non è certo il paese dove ci si aspetta di trovare birre da delirio notturno, ma incredibilmente ha riservato qualche sorpresa.
Intendiamoci, il panorama è desolante: Viking e Egils prendono il posto di Moretti e Peroni, ma la sostanza non cambia. C’è una notevole presenza di Turborg… ma avrei qualche problema a consideralo un segnale positivo.
C’è anche da dire che i poveri islandesi fino a 20 anni fa non potevano bere birra in quanto era illegale, e si consolavano(!?!?!?) con estratto di malto (in vendita tutt’ora, e che suppongo essere mosto non luppolato e non fermentato) allungato con vodka…
Ognuno del resto ha le sue perversioni.
Io ho dato sfogo alle mie scovando 3 birrifici artigianali pur tra i freddi ghiacci islandesi, e mi sembra giusto (!?!?) darne notizia.
Olvishlot (http://www.brugghus.is/)
Il primo che ho incontrato e senza dubbio quello dai prodotti più validi.
Ha una gamma abbastanza ampia, io ho potuto provare 4 birre, e mi sono sembrate convincenti (non solo tenendo conto della “situazione locale”)
Skjálfti è la “lager da battaglia”, niente di trascendentale, ma comunque con un suo carattere con un buon bilanciamento di luppolo e malto, entrambi evidenti in fasi successive; leggermente troppo watery per i miei gusti.
Freja, mi verrebbe da definirla una saison, se non fosse islandese. Decisamente belga come carattere, anche se il coriandolo e l’arancia dichiarati stentano un po’ a farsi sentire. Secondo mia moglie (a cui di primo acchito non era piaciuta) ottima per con il salmerino affumicato.
Mori. Accidenti che bitter. Tanto di cappello. Non mi stupirei di trovarla al White horse o al Wenlock Arms a Londra (giusto per invidiare un po’ chi è stato al GBBF mentre ero lassù!). Un bel po’ di amaro e un bel naso luppolato ma senza scadere nell’esagerato com’è di moda adesso. In due giorni me ne sarò fatte fuori 3 bottiglie (da mezzo litro!).
Lava. Sono convinto che mezzo punto su ratebeer l’abbia guadagnato solo perché è definita una “Smoked imperial stout”: nonostante questo è una grande birra. Certamente non ha una bevibilità estrema (colpa il mio non amare lo stile ho faticato a finire una 33cl) ma ha tutte le sue cosine al posto giusto: non ritrovo le note che mi ero appuntato, ma aveva un malto cioccolatoso in bella evidenza che nascondeva i suoi 9.3 ABV (forse l’ostacolo maggiore a berne in grandi quantità). Stupisce forse che abbia preso il voto più alto su ratebeer fra le sue sorelle?
Bruggsmidjan (http://www.bruggsmidjan.is)
Seconda tappa: un paesino di 10 case di numero a nord di Akureyri (la seconda città dell’Islanda, a uno sputo dal circolo polare). Qui mi sono sentito molto rater allo stadio finale: mi sono fatto 30 km nel nulla solo per poter arrivare al birrificio… che ovviamente era chiuso…
Alla stazione di servizio di fronte per fortuna avevano delle bottiglie e quindi ne ho caricate un paio in macchina.
Purtroppo le ho potute bere solo 2 giorni e 500km dopo (di cui 200 sterrati) a una temperatura troppo alta per poter essere significative, non quanto questo possa aver inciso sul giudizio.
Ho assaggiato la pilsner (Kaldi) e la lager scura (Kaldi dokkur): entrambe non mi hanno entusiasmato, per corrette erano corrette, ma intercambiabili con mille altre.
Millantano un birraio ceco (ma anche io sono italiano e farei dei vini schifosi…) e l’uso di luppoli Saaz e malti Tékkneskri di cui non conoscevo l’esistenza.
IMHO da valutare meglio
Mjiodur (http://www.mjodurehf.is)
Scovato per caso in uno dei due ristoranti di Stykkisholmur, un semi-sperduto porto nell’ovest dell’Islanda, mi sembra un birrificio promettente.
Non sono affatto d’accordo con i -pochissimi- voti su ratebeer perché IMHO merita valutazioni più alte (poi magari sono una capra io)
Jokull: Chiara, un buon naso luppolato, gusto in evoluzione via via che si beve, con piacevoli note citriche ed un finale amaro q.b. Accompagnato ad un piatto vegetariano speziato mi è sembrata una degna compagna di avventure.
Skridjokull: Ambrata, odore quasi cioccolatoso (del tutto inaspettato!), molto maltata, un po’ troppo watery (tanto è vero che la seconda sera ho puntato decisamente sulla Jokull).
